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“Viterbo e la sua custode” riscopre la Sala della Madonna della Quercia.

“Viterbo e la sua custode” riscopre la Sala della Madonna della Quercia.

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La Madonna della Quercia riconquista il suo posto nella storia del Palazzo dei Priori, intesa non solo come sede fisica dell’amministrazione comunale, ma anche come icona dell’autorità civile, e dunque della città, con la riscoperta della Sala della Madonna. Celata nel buio della dimenticanza, tanto che per un certo periodo fu chiamata la sala della carrozza, per la presenza dell’antico mezzo di trasporto, è di recente stata riscoperta per quello che è: la Sala della Madonna, consacrata ufficialmente in questa veste con la mostra dal titolo “Viterbo e la sua custode“,  inaugurata ieri sera con tre splendide tele: la Morte di Maria (olio su tela cm 375×235 – secondo decennio del XVII secolo) di Aurelio Lomi (Pisa 1556-1622), Adorazione dei Magi (olio su tela  cm 338 x 225 fine XVI – inizi XVII secolo) di Cesare Nebbia (Orvieto 1536 – 1614);  Assunzione di Maria (olio su tela cm 308 x 180 1633- 1639 ) di Giovan Francesco Romanelli (Viterbo 1610 – 1662). “Le tre tele provengono dal museo civico, dove, essendo molto grandi, date le note vicende dell’edificio, non possono essere ospitate”, ha spiegato Fulvio Ricci, storico dell’arte, curatore della mostra. Quale migliore luogo, dunque, della Sala della Madonna, piccolo, ma significativo, ambiente di collegamento tra lo scalone che dà accesso alla Cappella palatina e alla grande Sala Regia.

“Su questo raffinatissimo ambiente – spiega ancora Fulvio Ricci –  sembra pesare uno sconcertante damnatio memoriae. La carenza di documentazione sulle modalità della sua erezione e sulle fasi della ricchissima decorazione pittorica che la riveste, rimane stupefacente; anche in considerazione della ricchezza documentaria che interessa il resto del palazzo e degli ottimi lavori storici che lo hanno illustrato. La sala e le pitture che rivestono le sue pareti sono eccezionali testimonianze di storia civica, sociale e religiosa della comunità viterbese”.

E proprio qui, in questa raffinata sala è possibile rintracciare sulle pareti le origini e il destino della devozione alla Madonna della Quercia, “l’unica ad essere stata nominata custode della città con una delibera comunale”, spiega Ricci, evidenziando il grande risvolto civico di questo culto straordinario che ha travalicato i confini provinciali e nazionali. Una copia della tegola che ritrae la  Madonna e che conobbe le sue fortune adagiata su un albero di quercia, campeggia al centro della sala, enfatizzando ancora di più i tre dipinti esposti.

Siamo in uno dei palazzi più belli di questo periodo che esistano in Italia – dice Ricci – in merito a Palazzo dei Priori –  non teme confronti con nessuno dei noti palazzi di Mantova e di Ferrara.  Si inserisce in quel novero con un elemento in più, un grado di conservazione più alto e un migliore grado di godibilità. Questa stanza, in particolare, impone un dovere al Comune, perché a fronte della miriade dei documenti che illustrano tutte le varie fasi della Sala Regia, è praticamente misconosciuta. È un qualcosa che lascia stupiti, anche alla luce del fatto che è agevole riconoscere l’autore di questi affreschi. Non esiste  uno storico dell’arte che conoscendo un po’ la pittura di fine Cinquecento, viterbese e romana, non possa identificare immediatamente in queste scene il suo autore. È un abile pittore di storia e un abilissimo pittore di paesaggio: Tarquinio Ligustri. Una specie di plenipotenziario del Comune per tutti i cantieri d’arte di quel periodo a Viterbo che arriverà a Roma, dove diventerà uno dei grandi pittori, e dove lavorerà in alcuni dei palazzi più importanti e in molte chiese romane. Qui realizza questo piccolo capolavoro dedicato alla Madonna della Quercia – dice riguardo all’affresco che ritrae la processione del Patto d’amore nella sala a Lei dedicata.  Egli raffigura il rapporto che i Priori instaurano con il santuario, siglato in un atto civico che elegge la Madonna della Quercia patrona della città”. Nell’affresco è raffigurata la processione che si accinge ad entrare nel santuario, guidata dal vescovo Montigli, seguito dagli ordini monastici. I cittadini sono raffigurati mentre godono di questa giornata di festa, osservando questa grande situazione di raccordo fra l’elemento civico e quello religioso. Tarquinio Ligustri fu un cittadino importante di Viterbo, un artista di altissimo livello – spiega Ricci -. In qualche modo la sua figura è stata sminuita dalla critica artistica del ‘900 che l’ha sempre messo in contrapposizione con Baldassarre Croce. È avvenuto ciò, perché Ligustri fu accreditato per i lavori della Sala Regia, che poi i priori decisero di affidare al noto pittore bolognese, molto conosciuto a Roma, che avrebbe dato maggiore lustro alla città, con la sua firma sulle opere eseguite. In realtà questa è una mezza verità: il signore che è partito da Viterbo su incarico dei priori per andare a prendere Baldassarre Croce per concordare modalità di lavoro, era Tarquinio Ligustri, figura perfettamente inserita nel contesto e in accordo con i priori nel prevedere la presenza di Croce. Ligustri non era ancora diventato, infatti, una figura di primo piano sulla piazza romana. Croce realizza le pitture della sala riguardanti le scene storiche all’interno dell’inquadratura architettonica,  realizzata da Ligustri, insieme alle figure come gli angeli e i putti che tengono i cartigli che fanno da cornice all’intervento di Baldassarre Croce, e che sono di un’ eleganza, finezza e bellezza forse di grado anche superiore alle figure di storia molto solite di Croce. Sappiamo che Ligustri ha realizzato anche affreschi nello scalone, chissà se sono ancora sotto l’intonaco. Realizza anche le pitture di paesaggio del soffitto della Sala Regia e tutta l’orditura che fa da cornice alle scene di storia e ai personaggi storici della mitica anniana della stessa sala. L’elemento di richiamo fu Baldassare Croce, ma il dominus, il grande principe dell’azione fu Tarquinio Ligustri”.  La Sala della Madonna, finalmente ritrovata, dunque, in questi giorni farà da sfondo alle tre magnifiche tele. È sempre Fulvio Ricci che ne parla: “Rientrano nelle caratterizzazione di quella fase che è il  Rinascimento nella sua evoluzione dal Manierismo al Barocco. Si tratta di tre grandi pittori, quasi dello stesso periodo. La tela di Gian Francesco Romanelli gli fu commissionata da una confraternita dell’Assunta e di san Rocco.  Nella Morte di Maria, Aurelio Lommi raffigura la discesa di Cristo che va a prendere la Vergine su un letto enorme che forma una diagonale, mentre sopra si aprono le cataratte del cielo. Padroneggiare una tela così grande significa essere un artista eccezionale. Cesare Nebbia, invece, lavora tantissimo a Viterbo nella chiesa della Quercia. È orvietano, ma possiamo assimilarlo a un cittadino onorario viterbese, tante sono le opere commissionate a Viterbo. È uno dei grandi interpreti della pittura sistina e fiorentina della Roma di fine Cinquecento e inizio Seicento. Ha la grande capacità di rendere opere di  immediata godibilità. Emerge subito in tutta la sua ricchezza e capacità scenografica con il “Corteo dei magi” e l’ammassarsi di figure in primo piano. Non è possibile creare un numero così cospicuo di figure che operano contemporaneamente, ognuno con il suo carattere, se non sei un artista di grandissimo livello, che riesce a imporre in qualunque figura un suo elemento di verità che parla al rigua”. Da oggi in poi, insomma, altre situazioni artistiche di grande rilievo, prima misconosciute, iniziano a riemergere in superficie e non si parlerà più solo di Sebastiano del Piombo, che i viterbesi apostrofano confidenzialmente, “al bar o in luoghi di ritrovo semplicemente Sebastiano, come fosse uno di casa”, dice Ricci, rimarcando la notorietà che si è diffusa in città del celebre artista.

La mostra “Viterbo e la sua custode” è stata organizzata dal comune di Viterbo, assessorato alla Cultura, con la collaborazione della diocesi di Viterbo, la parrocchia basilica santuario Santa Maria della Quercia, la Pro Loco di Viterbo.

 

Tiziana Mancinelli

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.