Home Cronaca “Chiederemo il ricalcolo delle bollette dell’acqua. Voci generiche incomprensibili ed esorbitanti”.
“Chiederemo il ricalcolo delle bollette dell’acqua. Voci generiche incomprensibili ed esorbitanti”.

“Chiederemo il ricalcolo delle bollette dell’acqua. Voci generiche incomprensibili ed esorbitanti”.

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Viterbo –  Si è conclusa con un nulla di fatto per mancanza di numero legale: ma durante l’assemblea dei soci di Talete convocata il 13 dicembre scorso in Provincia, gli animi si sono piuttosto scaldati. Parecchio irritata la responsabile del comitato “Non ce la beviamo”, Paola Celletti,  che è intervenuta in assemblea in un aspro confronto con alcuni presenti. A margine dell’assemblea ha chiarito la sua posizione e quella del comitato. “Talete – spiega – ha chiesto un ulteriore aumento delle bollette dell’acqua. La situazione a nostro avviso è disastrosa, il sistema idrico è andato in tilt, i cittadini sono stati vessati da continui aumenti delle bollette e dalla mancanza di servizi. Noi non solo pretendiamo che non venga assolutamente fatto alcun rialzo del costo dell’acqua, ma chiediamo un immediato intervento della Regione Lazio per ripristinare il servizio idrico qui a Viterbo.  Soltanto grazie all’impegno dei cittadini e del comitato “Non ce la beviamo” – dice Celletti –  è stata approvata la delibera al comune di Viterbo che vieta ogni ulteriore aumento delle bollette dell’acqua. La stessa delibera, a cascata, è stata adotta anche a Tarquinia e a Civita Castellana. L’iniziativa si sta diffondendo progressivamente in tutta la provincia viterbese.  Fino ad oggi, purtroppo, questi ripetuti aumenti di bollette sono stati decisi all’interno delle stanze chiuse delle assemblee dei soci di Talete, quindi non con la  partecipazione e non nei consigli comunali. Gli amministratori che votavano gli aumenti, non facevano sapere a nessuno quello che avevano fatto. Oggi – prosegue – la situazione, grazie alla partecipazione dei cittadini, sta cambiando. Ognuno ci deve mettere la faccia. Talete è un spa: noi siamo contro ogni società di  diritto privato e vogliamo l’applicazione della legge 5 del 2014, una norma esecutiva di iniziativa  popolare, portata dai comitati, e approvata all’unanimità alla Regione. Vogliamo l’applicazione di questa legge, perché restituisce alle comunità, e non più a società per azioni,  il servizio idrico.  Per questo diffidiamo Talete e i sindaci a votare qualsiasi ulteriore aumento delle bollette dell’acqua. Non solo, ma richiediamo il ricalcolo delle bollette precedenti. Secondo noi, al riguardo, manca la dovuta trasparenza. Ci sono voci generiche con importi molto alti, che non si capisce a cosa facciano riferimento. Per non parlare degli stacchi e delle bollette erronee mandate agli utenti. Pertanto – ribadisce Celletti – chiediamo il ricalcolo di tutte bollette, pretendiamo rispetto e trasparenza nei confronti dei cittadini che fino ad ora si sono sacrificati a pagare, senza avere, molto spesso, servizi, anche nei paesi limitrofi.   Chiediamo, inoltre, l’immediato intervento della Regione Lazio  sul territorio a Viterbo. Qualcuno si deve far carico di venire qui  e prendere in mano la situazione. Chiediamo l’applicazione della legge 5 del 2014 anche perché potrebbe aiutarci pure con il dearsenificatore. Non sarebbe più solo la zona della Tuscia a contribuire al mantenimento dei dearsenificatori, ma sarebbe la fiscalità generale che aiuterebbe il territorio,che è inquinato.  La Regione, però, deve venire qui e deve dare riposte ai cittadini. Sono loro ad essere stati offesi, umiliati e vessati.  È ora che qualcuno si faccia scarico di questo“. Sulla mancanza del numero legale nell’assembla dei soci, Celletti sottolinea: “Credo che gli amministratori stiano facendo marcia indietro. Evidentemente non se la sono sentita di continuare ad aumentare le bollette, a prendere decisioni in un sistema che ormai è in tilt. È saltato“. Il comitato “Non ce la beviamo” non si ferma e annuncia: “Stiamo promuovendo due azioni: la prima è stata l’approvazione della delibera, che vieta ulteriori aumenti delle bollette, da parte di comuni come Viterbo, Tarquinia, Civita Castellana, ai quali, ci auguriamo, se ne aggiungano presto degli altri. Si tratta di una delibera che rimette in mano i servizi idrici a un ente di diritto pubblico.  L’altra importante azione è la raccolta di firme da portare in Regione Lazio per chiedere l’applicazione della la legge 5. Se è vero che le leggi vanno eseguite, anche questa deve essere applicata,  è del tutto arbitrario tenerla ancora nel cassetto dopo 5 anni da quando è stata votata all’unanimità. Le firme finora raccolte sono 18 mila in tutta la provincia”.

 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.