Home Cronaca Gloria si accende e rimarca l’assenza del Trasporto.
Gloria si accende e rimarca l’assenza del Trasporto.

Gloria si accende e rimarca l’assenza del Trasporto.

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Viterbo, 3 settembre 2021 – È un 3 settembre dolce amaro, la macchina di Santa Rosa torna, ma resta ferma, e quando si illumina, rimarca l’assenza di quel trasporto che per il secondo anno consecutivo non c’è. La città resta appesa a quell’emozione incompiuta, quella che vorrebbe esplodere quando le prime luci di Gloria iniziano a brillare intorno alle 20:45, a piazza del Comune, ma poi si ripiega su se stessa. Perché questo non è un 3 settembre come gli altri. Gloria non si solleverà sulle spalle dei facchini. Nessuno griderà “Sotto col ciuffo“. Nessuno urlerà “Santa Rosa avanti“. La macchina che si ferma, è qualcosa che spezza ogni certezza, che disegna un futuro che non è più scontato, come prima della pandemia. Un futuro in cui l’uomo ha capito che non ha il controllo di ogni cosa.  Davanti alla macchina che si accende, c’è la speranza, ma c’è anche il timore per qualcosa che ora appare più fragile: la sicurezza, il sentirsi al riparo da ogni cosa, in un mondo in cui pensavamo di essere tutelati da tutto. Ma il Covid ha dimostrato che così non è.  Che il destino degli uomini resta appeso a un filo che qualche volta si spezza, e lo fa proprio quando lo si dimentica. Sicurezza: quella parola che quest’anno ha fermato il Trasporto, ancora una volta. Quella parola che  gravita nella testa delle persone con tante sfumature: come la discriminante di quello che si può o non si può fare, ma anche, più in profondità,  quella percezione della precarietà del presente e del futuro, l’irrequietezza per un domani che, ora sappiamo, può celare ogni minaccia, anche la più impensabile. La pandemia ha lasciato cicatrici profonde nell’anima della gente. Eppure quando quella luce si accende, e nel buio dà forma alla macchina, c’è ancora voglia di guardare su e sperare, immaginare un futuro diverso, migliore di quello che è stato in questi quasi due anni, pensare che la vita possa tornare a essere quella che era, con ogni cosa che torna al suo posto, e la paura del domani che si sgretola con il passare dei giorni. In questo quadro che si ricompone, la macchina ricomincia a marciare, come la storia ha sempre fatto,  in un modo o nell’altro, riuscendo sempre a superare le sue sciagure, proseguendo  il suo cammino, mossa da chissà quale fato. Tutti sperano di vedere la macchina sfilare per le vie cittadine molto presto, perché in quell’immagine, in fin dei conti, non c’è solo una tradizione che riparte, ma anche la fisionomia di chi eravamo solo qualche anno fa. Si va verso un trasporto straordinario, tra maggio e giugno, sempre con quel punto interrogativo sulle vite di tutti che si chiama Covid, ma se la macchina ripartirà, vorrà dire che la tragedia di questi anni è finita e la sua marcia sarà anche un ritorno verso la  normalità. Ieri sera, ai piedi della macchina, al momento dell’illuminazione, c’erano tutti coloro che in un 3 settembre qualunque avrebbero dato il via al trasporto: il sindaco Giovanni Arena, il vescovo Lino Fumagalli, il presidente del Sodalizio, Massimo Mecarini, giunta e consiglieri comunali. Più in là, quasi nelle penombra una rappresentanza dei facchini in giacca e cravatta. Silenziosi. Composti. Indecifrabili dietro le mascherine con lo stemma del Sodalizio. Assente il capofacchino, Sandro Rossi. Nei giorni scorsi sotto la macchina aveva fatto una battuta: «Se il 3 veniamo giù la portiamo via». E chissà che l’ironia non nasca da un fondo di verità, quella che ha lasciato molti facchini a casa, insieme alle loro divise, il non poter gridare quel “Sollevate e fermi” che resta sospeso nell’aria di questa notte incerta tra gioia e tristezza: 3 settembre 2021. 

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.