Home Attualità Campo profughi operativo, Comune: “La Prefettura non ha mai comunicato il fine lavori, dovrà smantellarlo dal 19 marzo”

Campo profughi operativo, Comune: “La Prefettura non ha mai comunicato il fine lavori, dovrà smantellarlo dal 19 marzo”

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Il vice prefetto è in settimana bianca e il sopralluogo disposto dalla quarta commissione consiliare al campo profughi in prossimità della ex Fiera di Viterbo salta. Il confronto tra consiglieri, però, si dimostra particolarmente proficuo per scandagliare una vicenda che, a loro dire, inizia ad assumere contorni preoccupanti e, a tratti, poco chiari. Come, ad esempio, quelli relativi al conteggio dei novanta giorni, trascorsi i quali la struttura allestita in prossimità della ex Fiera di Viterbo dovrà essere smantellata per non incorrere in un abuso edilizio. Sciogliere il nodo non è stato semplice per il dirigente del settore Urbanistica Emilio Capoccioni. Innanzitutto perché la norma richiamata non è stata scritta specificatamente per il caso “migranti”, in secondo luogo perché la Prefettura, non avrebbe mai comunicato il fine lavori del campo profughi, nonostante esso sia pienamente operativo già da qualche giorno.  Il dirigente ha quindi preso come riferimento il giorno dell’ultimo sopralluogo, il 25 novembre, durante il quale sarebbe stato rilevato un completamento di circa l’80% della struttura. Il conteggio dei 90 giorni sarebbe, quindi, partito qualche settimana dopo, quando, presumibilmente, il campo si sarebbe potuto ritenere completato. Di diverso parere il consigliere Giulio Marini (FI) secondo il quale i 90 giorni dovrebbero iniziare a decorrere dal primo sopralluogo effettuato dagli uffici comunali del controllo edilizio e cioè il 9 novembre, versione per cui i 90 giorni sarebbero già trascorsi e, in questo momento, sempre secondo la versione di Marini, il campo sarebbe già abusivo con le conseguenze del caso. Capoccioni: “La Prefettura non ha mai comunicato il giorno del fine lavori del campo”. “Con una nota del 12 dicembre del 2016 inviata alla Prefettura e una del 29 novembre 2016 spedita a sindaco e assessore all’urbanistica – spiega il dirigente Capoccioni – si chiarisce che i lavori e le opere, essendo stati formalmente comunicati dalla Prefettura  in data 27 ottobre e 22 novembre, non possono essere ritenuti abusivi, nel momento in cui viene dichiarato, da parte della  Prefettura, che l’installazione dei moduli abitativi è provvisoria e contenuta nell’arco temporale di 90 gg, oltre i quali saranno immediatamente rimossi e i luoghi ripristinati. La Prefettura, seppur invitata a farlo, non ha ancora comunicato il giorno dell’ultimazione dell’allestimento del campo”. Sarebbe stato, questo infatti, il termine a partire dal quale sarebbero decorsi i 90 giorni, secondo l’interpretazione del dirigente. Nel silenzio della Prefettura il Comune: “Ha fatto riferimento all’esito dell’ultimo sopralluogo – spiega Capoccioni – il 25 novembre scorso, sfociato, poi, in una relazione tecnica il  28 dello stesso mese con un elenco dei lavori ultimati, pari a circa l’80% dell’intera iniziativa”. Il settore urbanistica, così, ha ipotizzato che sarebbe stata necessaria qualche settimana, arrivando a completare il campo “a metà dicembre”. Da questo momento sarebbero partiti  i novanta giorni, secondo l’interpretazione del Comune di Viterbo, che terminerebbero “tra il 13 e il 18 marzo – continua Capoccioni – dopodiché saremo in presenza della fattispecie di opere eseguite in assenza di titolo edilizio, quindi abusive”. La circostanza sarebbe stata comunicata alla Prefettura più volte assicura il dirigente, che spiega: “La Prefettura fa contare questi giorni non si sa da quando, in realtà il settore urbanistica ha chiarito subito che i 90 giorni non si contano dalla prima presenza dell’ospite nel centro, ma quando è stato completato l’allestimento della struttura di accoglienza che è quindi pronta per ospitare e non dall’arrivo del primo migrante”. Tra una quindicina di giorni, quindi, il campo, secondo la tesi del numero uno del settore urbanistica, dovrà togliere le tende, altrimenti si aprirà una procedura poco “simpatica” per entrambi gli enti interessati: Comune  e Prefettura. Il dopo campo, infatti, potrebbe rivelarsi una brutta gatta da pelare, secondo Arduino Troili (PD). Troili chiederà l’intervento dell’Anac – Autorità Nazionale Anticorruzione. “In base alla legge sulla trasparenza – dice Arduino Troili, presidente della IV commissione – chiederò all’Anac di Cantone un suo intervento”. Chiara Frontini (Viterbo 2020) suggerisce di investire della vicenda anche la Corte dei Conti: “Quanto è stato speso per una struttura che dovrà essere smantellata entro metà marzo?” Ma Troili è abbastanza pessimista in merito: “Tra Urbanistica e Prefettura ne vedremo ancora delle belle – dice -. Noi diremo un termine, loro risponderanno un altro, e finiremo alla Procura della Repubblica, si aprirà un contenzioso. Passeranno altri giorni e quello sconcio di campo resterà ancora lì”. Capoccioni: “Nessuna sanatoria del campo profughi”.  “Se decorsi i 90 giorni il campo non viene smantellato, cosa farà il Comune?”, chiede Gianmaria Santucci (Fondazione).  “Dovrò rilevare l’abuso edilizio  – risponde il dirigente – ed emanare l’ordinanza di rimozione e ripristino dei luoghi, che sarà inviata alla Procura della Repubblica”. Il cantiere potrebbe arrivare ad essere sequestrato, secondo il dirigente, che spiega anche come debba escludersi qualsiasi possibilità di sanatoria del campo profughi. Se la Prefettura non smantellerà il campo a partire dal giorno indicato dal Comune di Viterbo: “Saremo in un capitolo veramente complesso – dice Capoccioni – ci troveremo in un disagio enorme”. Giulio Marini (FI): “Il sindaco ci sta facendo prendere in giro dalla Prefettura”. Poco convinto delle modalità di computo dei novanta giorni adottata da Capoccioni è Giulio Marini (FI): “Una sentenza del Tar delle Marche ha condannato un agricoltore che aveva messo una struttura mobile sul suo terreno non accettando il termine del Comune che aveva rilevato immediatamente l’abuso edilizio – dice -. Mi sembra una situazione analoga a quella del campo di accoglienza. La nota con cui il 26 ottobre la Prefettura comunicava che avrebbe fatto gli allacci non è,  a mio avviso, una comunicazione di inizio lavori.  Io non conosco la norma, ma ce n’è una che permette alla Prefettura di fare una cosa del genere? “Mi rendo perfettamente conto che chi ha scritto l’articolo 6 non pensava all’emergenza migranti – risponde il dirigente –  ma cosa vogliamo fare? Io mi fermo qui” afferma,  ammettendo, implicitamente, la difficoltà ad approcciarsi a una situazione simile. L’articolo 6, inoltre, consente “attraverso la comunicazione semplice, la realizzazione di opere dirette a soddisfare obiettivi ed esigenze contingenti e temporanee, che dovranno essere immediatamente rimosse al cessare delle necessità e comunque entro un termini non superiore a 90 giorni”. In merito a ciò Marini osserva: “Spostare sedici signori che stavano in un albergo ad Acquapendete per portarli nei container in mezzo a un campo che emergenza è? Mica stavano sul canale di Sicilia remando verso l’Italia?” E Santucci fa notare che forse i sedici migranti avrebbero preferito restare in albergo piuttosto che andare al campo profughi sulla Cassia Nord. Se l’emergenza non c’è, secondo Marini c’è, però, “un’illustrazione sbagliata della Prefettura, mi dispiace che un’istituzione si possa inabissare in una vicenda come questa – commenta -. Meno male che il vice prefetto Grillo è a in vacanza, perché questa presa in giro dell’istituzione comunale è disdicevole.  La colpa è del sindaco che permette questo. Non si può nascondere sotto la sabbia, non posso credere che non sappia che anche a San Martino si stia tentando di fare un’operazione con gli immigrati con cooperative da Roma”. “Non vedo collaborazione da parte della Prefettura”, dice Santucci, “Forse bisognerebbe chiedere all’ufficio immigrazione della Questura di prendere delle misure per la sicurezza di quell’area. Ci sono aziende a destra e a sinistra del campo, e davanti sono ubicati gli uffici del Cotral con decine di impiegati. Lo dico per la sicurezza di chi sta fuori e di chi sta dentro il campo quindi anche dei migranti. “Sono contrario al campo in quel modo – dice Paolo Simoni (Oltre le Mura) – però basta ipocrisia, chi non vuole i migranti nel proprio comune abbia il coraggio di dirlo. “Sembra che tutto si muova al di sopra della competenza del sindaco – dice Luigi Buzzi (FDI)questo è sconvolgente. Pare che chiunque possa fare nella nostra amministrazione quello che vuole e il sindaco non ne sappia mai nulla. Ogni volta che poniamo una domanda, si rimanda a qualcosa o a qualcuno per cui una volta sta in ferie, un’altra manca un pezzo di carta, un’altra è competenza della Regione, tutto pur di non dare risposte. “C’è sempre qualcuno fuori dal bar che ti chiede il resto – dice Chiara Frontini (Viterbo 2020) – tutto ciò dà fastidio, c’è una percezione di poca sicurezza. Oggi c’è un problema sociale. Il Comune deve dire che oltre un certo numero di migranti  non è possibile fare accoglienza. Il sindaco parla di 142 persone, non sono numeri realistici perché solo venti sono sulla Cassia sud”.

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.