Home Cultura Isola Bisentina: in arrivo un grande progetto. Intanto sbarcano 2 mila turisti per le giornate del FAI.
Isola Bisentina: in arrivo un grande progetto. Intanto sbarcano 2 mila turisti per le giornate del FAI.

Isola Bisentina: in arrivo un grande progetto. Intanto sbarcano 2 mila turisti per le giornate del FAI.

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Capodimonte (Viterbo) – Si concludono le due giornate Fai di primavera che nella Tuscia, nel comune di Capodimonte, sono riuscite ad aprire le porte addirittura all’isola Bisentina, chiusa al pubblico da circa 15 anni, e ora sottoposta a un percorso di recupero e rilancio dai nuovi proprietari, la fondazione Rovati, che in questo week end l’hanno resa accessibile ai tanti turisti accorsi da ogni parte d’Italia. Novecento visitatori circa sabato 24 marzo, e addirittura sopra i mille nella giornata di domenica 25 marzo. Oltre 2000 presenze, quindi, per un sito riaperto per la prima volta dopo tanti anni e per il quale c’è ancora molto da fare per riportarlo agli antichi fasti. Ma anche così la Bisentina, con la sua natura selvaggia, e gli edifici storici fatiscenti, ricrea un paesaggio misterioso e attraente, con cui riesce comunque a interpretare un ruolo da vera protagonista. Fin da subito la lunga fila di turisti assiepati sul molo di Capodimonte, con pazienza e compostezza, aveva fatto capire che ci sarebbe stato il pienone, tanto da aggiungere un secondo battello che, insieme all’altro, ha fatto la spola interrottamente tra la terraferma e l’isola. Anche i volontari del Fai, coordinati dalla capo delegazione di Viterbo, Lorella Maneschi, hanno avuto il loro bel da fare per indirizzare e accompagnare i numerosi gruppi sui percorsi prestabiliti. Ma il successo di questi due giorni potrebbe essere solo il “fischio di inizio” di un percorso destinato ben presto a riaccendere i riflettori sull’isola, restituendo al lago la sua preziosa gemma verde, vibrante di vita, storia e bellezza. A confermare il “sospetto” che presto la Bisentina riemergerà dal silenzio degli ultimi, lunghi anni, è il gruppo di lavoro a cui è stato affidato il progetto di recupero dell’isola. Nell’immediato futuro della Bisentina c’è “un progetto di restauro integrato che mette insieme diverse professionalità – rivela l’architetto Francesco D’Asaro, direttore dei lavori -. L’aspetto prioritario – informa –  è quello di mantenere l’ecosistema e restaurarlo nella sua integrità”.

Il progetto di recupero, quindi, considera “gli aspetti vegetazionale, architettonico, archeologico. Tutti quanti con una fortissima valenza. Quello, però, che fa da coordinamento – continua D’Asaro – è l’aspetto architettonico. Si tratta di un mosaico di progetti: c’è quello vegetazionale, quello della ricerca archeologica. Ci sarà anche l’adeguamento sismico,  perché queste strutture hanno bisogno di consolidamenti seri e preveggenti, in modo da mantenere queste cose straordinarie per secoli.  Tra le cose che stiamo riscoprendo c’è l’aspetto vegetazionale: il suo recupero è partito per primo, proprio per evitare a fine lavori l’effetto desolazione che si verifica quando si parte dall’interno. I nostri interventi, invece, sono iniziati dall’esterno con una  manutenzione ordinaria d’urgenza dell’apparato vegetazionale. Abbiamo riscoperto gli alberi monumento: ce ne sono due che fungevano da segnali antichi della darsena prima di qualsiasi  sistema di illuminazione o di identificazione dell’approdo all’isola”. Resta ancora visibile anche la “colonnina di fine Ottocento che costituiva una delle due luci di via della darsena. Tutte queste stratificazioni inerenti i diversi aspetti della riqualificazione dell’isola – prosegue D’Asaro – si rendono comprensibili solo con un progetto che usa un approccio aperto  e integrato, considerandola un sistema. Non si fa una cosa dopo l’altra, ma tutte insieme. Crescono contemporaneamente, risignificano il perimetro di un progetto che a quel punto è il perimetro dell’isola, anzi, qualcosa di più, va pure nell’acqua, perché l’isola era più grande. Secoli fa la porzione emersa era molto più ampia dell’attuale, quasi il doppio. Sappiamo che ci sono resti di villaggi palafitticoli. C’è una piroga. Cerchiamo di affrontare tutti questi temi in maniera moderna, attraverso l’integrazione di tante professionalità. Io, come coordinatore, cerco di far funzionare un’orchestra”, sottolinea D’Asaro. Il futuro della Bisentina, quindi, non è certo lasciato al caso, ma a un disegno preciso, fatto da professionalità soprattutto da estrema  consapevolezza del significato del bene su cui si sta operando. Difficile stimare i tempi di una simile opera di recupero, ci vorranno “non meno di un paio d’anni – stima D’Asaro – anche con mezzi all’avanguardia, sia per quello che riguarda le indagini geologiche e geotecniche, sia per l’organizzazione del cantiere” che, stando su un’isola, presenta una serie di difficoltà rispetto ad altri allestiti in condizioni ordinarie.

Se non è stimabile in modo certo la conclusione, considerando anche le varie incognite che un sito come un’isola può riservare in corso d’opera, sicuro è il momento dell’inizio: “Dobbiamo aspettare tutte le autorizzazioni principali, quelle della sovrintendenza e della regione Lazio – spiega D’Asaro –  Concorderemo un progetto esecutivo, non il classico pezzo di carta, buttato là, ma convergeremo su una serie di progetti che saranno approvati in forma di esecutivo, con la massima garanzia sia per la proprietà sia per la sovrintendenza che garantisce qualità, utilità, pubblico interesse in questi interventi”.

Difficile stimare, ora, in modo esatto anche l’importo dei lavori. Certo è che si tratterà di “un impegno economico importante. Sarà la sommatoria di una serie piuttosto lunga di fattori – spiega D’Asaro – e ognuno avrà il suo peso. Uno che inciderà molto sul totale dei lavori sarà quello tecnologico. Abbiamo constatato l’impraticabilità di alimentare energeticamente l’isola attraverso un cavo subacqueo, per cui dovremo pensare  a un impianto di cogenerazione a biomassa.

Cercheremo di far rientrare la biomassa che la Bisentina produrrà ogni anno, come le potature per esempio, nel bilancio energetico complessivo dell’isola che a regime si autoalimenterebbe da sola. Non abbiamo portato un solo grammo di rifiuti fuori dall’isola, e cercheremo di non farlo, perché conosciamo l’utilità dei materiali che sono già in opera, sappiamo quanto è importante avere bilancio zero. Anche i crolli vengono riutilizzati. Le macerie saranno impiegate per fare intonaci, i laterizi per ottenere coccio pesto, cioè finiture consone all’età e al livello delle architetture di questo luogo”.

Tecnologie all’avanguardia saranno impiegate  sicuramente “nel restauro”, specifica D’Asaro, mentre a livello energetico il “pensiero corre subito al geotermico”, aggiunge, “pensiamo a ridare autonomia completa all’interno dell’ecosistema, attraverso una centrale di cogenerazione a biomassa. Naturalmente dovrà essere integrata con altre fonti”.

Per quanto riguarda il restauro, invece,  si considera che “la parte storica è il risultato di una stratificazione che va dalla protostoria, al periodo etrusco, quello romano e medioevale, fino alla rinascita, iniziata a metà del ‘400 con il suo apogeo di splendore intorno al ‘600. Pertanto il restauro implica un lavoro fondato su una fortissima base archivistica. Utilizzeremo tutta la documentazione che sarà possibile reperire negli archivi, per poter basare la nostra ricostruzione su ipotesi concrete, in modo da riscoprire tutto quello che c’era. Faccio un solo un esempio: in un convengo recentissimo è stato identificato il frate camaldolese che ha affrescato il refettorio del convento. Oggi questi affreschi sono invisibili, ricoperti da una patina di biacca  che negli ultimi anni ha soffocato tutto l’apparato decorativo sia della chiesa sia del convento per ovvi motivi di manutenzione primitiva di fretta e di necessità. Il nostro lavoro si baserà su studi storici in modo da riscoprire questi valori e farli rileggere nel restauro”.

 

 

Tiziana Mancinelli

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Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.