Circondata dall’acqua e dal mito: l’isola Bisentina.
Gli eventi hanno scritto per lei un tempo in cui l’orma dell’uomo si è lentamente ritirata per lasciare che la natura imponesse il suo regno, divorando, poco a poco, le testimonianze umane. Antiche rovine affiorano ora dall’alta vegetazione come sussurri del passato, che la voce del vento trasforma in grandi echi lanciati dall’alto della scogliera, nell’ampio spazio di cielo per adagiarli come una dolce canzone sulla superficie dell’acqua, a memoria del lago. Per molti anni l’isola Bisentina è rimasta chiusa ai visitatori e ha conosciuto un lento e inarrestabile declino. Come tutte le cose che si possono solo immaginare, in quella distanza incolmabile che l’ha separata dalla terraferma per così tanto tempo, la fantasia ha disegnato quei luoghi diventati invisibili con le tinte decise del fascino e della forte suggestione delle sue storie. Ed ecco che quando l’isola Bisentina getta improvvisamente un ponte con il mondo, si apre un varco in quella trama di mistero, dove chiunque vuole entrare. L’occasione per riaprire l’isola Bisentina ai visitatori è stata fornita dalla giornata Fai e resa possibile grazie all’impegno e alla disponibilità dei nuovi proprietari, la famiglia Rovati, che in pochi mesi hanno fatto il miracolo di trasformare un luogo divenuto inaccessibile, in un’attraente tappa per chi è alla ricerca di itinerari inediti e particolari.
“Quando siamo arrivati abbiamo trovato una situazione di completo abbandono – dice il responsabile della sicurezza Alessandro Pietroni, membro del gruppo di lavoro che sta operando sulla Bisentina – Non c’era solo una mancata cura del verde – continua -. Abbiamo anche trovato una grande quantità di materiale inutili abbandonati: plastica, gomme, vetro. È stato quindi necessario procedere a una radicale pulizia anche per creare dei percorsi. La prima fase ci ha visto impegnati a mettere in sicurezza alcune strutture. Nel monastero l’acqua penetrava e bagnava la volta a botte. L’abbiamo coperta e puntellata. C’era una situazione di pericolosità. Stiamo operando da ottobre. Ora siamo in attesa dei permessi della sovrintendenza. C’è molta attenzione su questo patrimonio storico”. Tutto lascia pensare, quindi, che pe la Bisentina sia iniziata una nuova era che potrebbe presto vederla tornare agli antichi fasti.
Tra le tante curiosità, potrebbe iniziare nell’immediato futuro anche una ricerca di vecchie prigioni ora sommerse dal lago che in passato era più basso di dieci metri. Intanto i visitatori hanno potuto ammirare alcune delle testimonianze storiche esistenti, anche se molte parti non sono agibili. È stato possibile visitare alcuni oratori, quel che resta del giardino all’italiana, e fare un percorso in mezzo al verde con lo sfondo del lago. L’isola, un tempo di proprietà anche dei Farnese, conserva una natura quasi incontaminata. Alcuni studi di botanica avrebbero riconosciuto ben 230 specie spontanee e naturalizzate, con folti boschi di leccio e animali selvatici. Tra la leggende, invece, si dice che proprio qui ci sia una delle porte di accesso al mondo sotterraneo di Agharti.
In un simile paradiso, la prima giornata Fai non poteva che essere un vero successo. Fin dalle prime ore della mattina di ieri un’interminabile fila si è creata sul molo di Capodimonte, il grazioso comune che, insieme ad altri, si affaccia sul lago, e che in questi giorni, grazie alla Bisentina, è stato preso d’assalto dai turisti. Sicuramente un esordio molto positivo che fa pensare a quante potenzialità esprime la Tuscia. Per capire il fascino che quest’isola in mezzo al lago, circondata da altrettanti pittoreschi comuni, è in grado di esercitare sulle persone, è necessario partire dalla fine di questa intensa giornata. Dal momento in cui il traghetto compie l’ultimo viaggio di ritorno verso il comune di Capodimonte per riportare a casa i tanti turisti. Tutti quelli che trovano posto, restano nella parte scoperta, posteriore, dell’imbarcazione, anziché entrare in cabina. Quando il traghetto mette in moto e parte, tutti restano in piedi, dando le spalle alla prua, per tenere gli occhi puntati verso quell’isola che man a mano diventa più piccola, mentre l’imbarcazione si avvicina al molo di Capodimonte. Restano tutti così, quasi ipnotizzati, a fissarla, mentre ai lati della barca il sole tramonta e getta i suoi riflessi dorati sul lago che si increspa intorno ai motori. Uno scenario straordinario, ma nessuno stacca gli occhi dalla cupola della chiesa dei Santi Cristoforo e Giacomo.
Tiziana Mancinelli
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