Viterbo – Cercare una stanza a Viterbo nella notte a cavallo tra il 31 dicembre e il 1° gennaio è un’impresa quasi impossibile. Lo dice “Booking.com”: il 97% delle strutture non è disponibile. Viterbo: il capoluogo di provincia immerso e nascosto nel folto verde dei Cimini, fino a qualche anno fa praticamente sconosciuto, è stato finalmente scovato dalla gente che viaggia, che cerca mete nuove, panorami inediti, storie tutte da scoprire. Come quella di Viterbo, appunto. Città dal glorioso passato, divenuta un tempo il centro del mondo con la presenza di papi e imperatori. Le storie. Ma soprattutto i miti e le leggende, quel tratto mai completamente afferrato, che forse rappresenta il suo più insondabile e affascinante volto. Lo intravedi, anche se non lo conosci, negli scorci grigi di peperino, alteri e reticenti, ma intensi di cose mai totalmente dette. Una città che dei suoi difetti, da sola, spontaneamente, ne ha fatto pregi. L’isolamento. Da un lato l’ha penalizzata, dall’altro, però, permette oggi di addentrarsi in ambienti ancora pieni di riservatezza, per certi versi incontaminati, rimasti fuori dal tempo che in altri luoghi scorre impietoso, impetuoso, caotico e stressante. Oggi si presenta come un paradiso perduto, dove sempre più persone fanno tappa per trascorrere giorni fuori dalla routine. Incantati dal quartiere medioevale, che parla da sé. Da parte sua l’amministrazione comunale ha dato il suo contributo: soprattutto negli ultimi due anni gli eventi culturali si sono moltiplicati e quel flusso di turisti che cresce e si consolida, in tutto ciò ha sicuramente trovato un motivo in più per trattenersi in città. Ora, però, è tempo di prendere coscienza di ciò che agli “estranei” appare così chiaro: Viterbo è una città bella, a misura d’uomo, ricca di tradizioni, di paesaggi naturali e urbani per certi versi unici, se si guarda alla parte antica. Non può continuare a fare tutto da sola. Seppure i risultati siano stati finora buoni, è necessario pianificare, gestire consapevolmente il crescente flusso turistico perché diventi una concreta opportunità economica, ma anche perché è necessario elevare gli standard qualitativi della città e della sua capacità ricettiva. Adeguati servizi, decoro urbano (come chiudere un occhio sui fili penzolanti a San Pellegrino?) cura dell’ambiente, vivibilità. La città: una rara perla grezza, da tramutare in una gioiello unico. Questa sarà la sfida dei prossimi anni.