Prato Giardino Lucio Battisti? Non sta scritto da nessuna parte. È Prato Giardino da più di 700 anni
Viterbo, 4 ottobre 2017 – Prato Giardino Lucio Battisti? Non risulterebbe da nessuna parte. Se qualcuno si recasse al comune di Viterbo per cercare la delibera di intitolazione della storica villa comunale al famoso cantautore italiano, si troverebbe di fronte a un vicolo cieco. A saltare fuori, invece, è una cronistoria piuttosto interessante di un consiglio comunale, riportata nella deliberazione n. 109 del 22 settembre 2008, primo anno del mandato di Giulio Marini sindaco che chiarisce quale sia, anche oggi, il nome del parco. Un dibattito innescato in un consiglio comunale di nove anni fa dalle perplessità emerse nei consiglieri di allora circa la decisione della giunta, una delle prime assunte dal nuovo sindaco, di spendere circa 5 mila euro per l’installazione di targhe che nominavano i sentieri del parco con i titoli delle canzoni di Battisti. L’inserimento di questo “percorso musicale in onore di Lucio Battisti” , così testualmente riportato nel “Settembre viterbese” del 2008, potrebbe aver alimentato l’idea che Prato Giardino fosse stato intitolato all’artista, equivoco che ancora oggi pare sopravvivere nei casi in cui il nome di Battisti viene inserito in quello di Prato Giardino, quasi fosse un nome e un cognome, anche se, forse per la totalità della cittadinanza, il parco si chiama e si chiamerà sempre e correttamente solo Prato Giardino. Senza intitolazioni figlie più del gusto personale e transitorio di qualche amministratore pro tempore, piuttosto che di una seria argomentazione storica. È interessante allora ripercorrere le battute di quella seduta consiliare in cui sull’argomento venne fatta una specifica interrogazione del consigliere Massimo Fattorini: “Vorrei chiedere al vice sindaco Marcello Meroi – disse Fattorini – se ritiene giusto che si siano spesi soldi dei contribuenti, chi mi dice 4 mila, chi 9 mila euro, per dedicare Prato Giardino a Lucio Battisti in un momento così grave di ristrettezza economica nella quale si stanno per vendere a privati proprietà del Comune, leggi dei cittadini, per far quadrare i bilanci. Mi chiedo se non era meglio intitolare Prato Giardino a Rosato Rosati o a un altro viterbese d.o.c, ai Beatles che sono quelli che hanno cambiato la musica”. Oppure, verrebbe da suggerire a Fattorini: scegliere la strada più ovvia, ossia lasciare tutto così. Certamente lo avrebbe detto chi conosce la storia di questo luogo e soprattutto sa che è proprio il nome il primo mezzo in cui essa si conserva e trasmette alle generazioni. Perché il nome ha memoria. Il consigliere Fattorini, all’epoca, proseguiva il suo infervorato intervento: “Come mai per intitolare il campo scuola all’ex consigliere Mancinelli e la piscina ad Alessandro Palazzo ci sono state numerose riunioni delle commissioni competenti e per Battisti niente?”. Domande soddisfatte da Marini così: “Quella di Prato Giardino – disse – non è un’intitolazione, è un percorso musicale, la differenza è sottile, ma è sostanziale. Ci si dovrebbe meravigliare, invece, consigliere, come mai il parco comunale dopo anni e anni di storia ancora non abbia un titolo. Non è intitolata a Lucio Battisti, perché avrebbe avuto un percorso diverso, c’è soltanto all’interno una proposta che è stata fatta ed è stata accolta dall’amministrazione di dedicare nel giorno del decimo anniversario della morte, una serie di vie all’interno che non portano alcuna azione collaterale a quelle che sono le norme di legge che riguardano le intitolazioni”.
Ma a meravigliare, in realtà, è come si conoscano così poco proprio quegli anni e anni di storia, che ci dicono che il nome di Prato Giardino è proprio questo: Prato Giardino e che anche i viali non sono anonimi, sterrati, sentieri di campagna, ma avrebbero anch’essi un loro nome che è anche la mappa storica di questo posto. La villa comunale si chiama così praticamente da sempre, seppur con qualche “sfumatura”. Ed eccolo allora assumere il nome di “Campo Giardino” in una pianta di Viterbo del pittore Tarquinio Ligustri del 1596. Da una pergamena risulta, inoltre, che quel prato fu detto “Giardino” fin dal secolo XIV da cui derivò il nome Prato Giardino. Insomma da più di 700 anni l’area verde a Porta Fiorentina si chiama Prato Giardino. Questo è il suo nome, la sua natura, ciò che la identifica nella memoria e nel sapere collettivo di oggi e di allora. Nel consiglio dell’epoca lo ricordò Paolo Barbieri: “È vero che Prato Giardino è stato solo dedicato a Lucio Battisti, ma le ricordo che da illo tempore, e parlo di centinaia di anni, quello si chiama proprio Prato Giardino e non si chiama pinco pallino prato giardino”. Marini rispose: “Va bene lo sappiamo ma chi l’ha cambiato il nome?”. Secondo gli atti rintracciabili: sembrerebbe nessuno. Insomma, Prato Giardino si chiama solo e semplicemente così, senza nulla togliere alla grandezza di Lucio Battisti che a volte viene inserito di seguito al nome del parco. Le targhe, con le canzoni dell’autore di “Acqua azzurra, acqua chiara”, con il tempo e l’abbandono sono cadute o sono state ricoperte dalla vegetazione, quasi in un moto di ribellione della villa comunale per riaffermare la propria vera identità, lasciando nessun altro segno che una lieve scalfittura sulla superficie della storia secolare di questo posto, senza intaccare la verità delle cose che sempre, percorrendo a volte anche strade impensabili e inaspettate, torna al suo posto.