Sandro Mancinelli (PD): “Michelini, un’amministrazione che ha mancato tutte le priorità che ci eravamo dati”
C’è chi vorrebbe cambiare il mondo e chi si sarebbe accontentato di cambiare la città. E se anche dall’una all’altra prospettiva il perimetro si restringe, la difficoltà resta la stessa. A circa un anno dalla fine del mandato dell’attuale sindaco di Viterbo, sostenuto dal centrosinistra, Leonardo Michelini, a riportare tutti con i piedi per terra ci pensa proprio un uomo del PD: Sandro Mancinelli, ex consigliere comunale e personaggio di spicco del partito. Quella che Michelini aveva chiamato: “Viterbo, impresa possibile”, si è rivelata esattamente il contrario, secondo Mancinelli. La città non è cambiata. Ma soprattutto sulle priorità che il partito si era posto, l’azione di Michelini ha colpito lontano dal centro. È questa l’analisi dell’ex consigliere di centrosinistra ed è impietosa. “Quando non si sa cosa si vuole fare, si fa poco e male – dice Mancinelli – sono stati aggregati uomini con storie, culture e ideologie diverse. Bisognava allargare e così abbiamo messo dentro tutto e il contrario di tutto. Abbiamo preso una città che non era tenuta bene e ci siamo ritrovati dentro la coalizione persone che venivano proprio da quel centrodestra che ha governato male Viterbo per vent’anni. Maurizio Tofani ha fatto l’assessore con tutte le casacche e ora lo fa pure con noi. Dall’altra parte abbiamo perso un contributo programmatico con la scomparsa della sinistra che inizialmente era nella nostra compagine al Comune di Viterbo. Ci siamo presentati in un modo e arriviamo in un altro, con l’uscita di scena di Valeri e Moricoli che si è scoperto più moderato. Quella sinistra che rappresentavano, però, aveva portato un contributo al programma, che è scomparso. Abbiamo cambiato quattro assessori per l’igiene urbana, considerando pure Michelini che per un periodo si è tenuto la delega, e la città è ancora sporca. Su alcune questioni fondamentali: mobilità, igiene pubblica, strade patrimonio comunale, questa amministrazione ha fallito – afferma Mancinelli – Mi chiedo di quanto siano aumentati i fruitori del servizio pubblico locale, il cui costo continua ad essere sempre molto alto. Mi piace paragonare il Comune a un condominio: la gente paga, ma vuole vedere le scale pulite, la luce che funziona. Prima di pensare alla crescita e allo sviluppo, bisognava assicurare il buon funzionamento della città nel suo quotidiano. Se spendi i soldi per altre cose, poi un milione di euro per riparare le strade è ovvio che non ce l’hai”, dice ancora Mancinelli prima di battere un altro tasto dolente e controverso: la cultura. “Ma veramente pensiamo che basti Caffeina per dire che si fa cultura? Caffeina è una realtà positiva da valorizzare e tutelare, ma se guardiamo intorno ad essa, cosa c’è? Due teatri, uno pubblico e uno privato, chiusi, non c’è più un cinema. Insomma, la politica culturale mi sembra un po’ scarsa. Anche per quanto riguarda il turismo, prima di gridare vittoria, bisognerebbe vedere bene i dati. Una volta c’era l’APT che li rilevava. Il flusso dei turisti che stiamo registrando, inoltre, va contestualizzato all’interno di una crescita generalizzata del turismo nel sistema Italia. Gli italiani all’estero non ci vanno più. Certamente è un’occasione che dobbiamo cogliere e in parte sarà pure stato fatto”. Decisamente insufficiente per Mancinelli la politica sul termalismo: “Le terme come le abbiamo prese, sono rimaste”, dice senza mezzi termini”. Mancinelli spezza una lancia contro Michelini sulla mobilità. “La città è stata costruita male, lo sviluppo urbanistico ha seguito logiche più imprenditoriali e commerciali che di vivibilità. Diciamo che sono stati seguiti criteri poco in sintonia con le esigenze di un’adeguata mobilità. Michelini non poteva di certo abbattere ciò che già è stato costruito. Ma per quello che poteva fare, non si è mosso né per risolvere la mobilità del centro né per quella fuori le mura. Dopo questi disastri del centrodestra che ha governato fino ad oggi, dovevamo alzare l’assicella, ma ciò non è avvenuto. La percentuale di verde è al minimo richiesto dagli standard che determinano poi la qualità della vita”. Un altro sassolino nelle scarpe di Mancinelli è l’Arcionello: “Avevamo proposto di trasformare in parco cittadino l’area che si incunea dentro la città – dice – in prossimità delle ex cave Anselmi, lasciando che essa, addentrandosi sempre di più, rimanesse sempre meno urbanizzata e quindi ideale per chi ama correre e fare escursioni, secondo un utilizzo diversificato del verde pubblico. Anche in questo caso è caduto tutto nel vuoto. Lungo la strada l’amministrazione Michelini doveva darsi degli obiettivi e monitorarli in modo condiviso e partecipato. Non basta fare qualcosa l’ultimo anno, è un metodo che non funziona più, è anche controproducente secondo me. Come diceva Totò: la somma non fa il totale”. Sul futuro degli schieramenti che potrebbero presentarsi alle prossime elezioni comunali, Mancinelli non si sbilancia: “Prima pensiamo a cosa dobbiamo fare, poi vediamo chi ci sta”. Riguardo alle probabili candidature a sindaco per il centrosinistra afferma: “Prima dobbiamo sapere cosa vuole fare Michelini, bisogna ripartire da qui, il sindaco uscente è lui. Faccia una valutazione di quello che ha fatto in questi cinque anni, poi decida se vuole ricandidarsi”.\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\nTiziana Mancinelli\r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n \r\n\r\n