Home Attualità Referendum vince il sì, Di Maio: «Ora taglio degli stipendi e legge elettorale per governabilità».
Referendum vince il sì, Di Maio: «Ora taglio degli stipendi e legge elettorale per governabilità».

Referendum vince il sì, Di Maio: «Ora taglio degli stipendi e legge elettorale per governabilità».

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Nazionale, 21 settembre 2020 – Mancano circa 2.300 sezioni da scrutinare e si va affermando la vittoria del “Sì” con il 70% nell’ambito del taglio del numero dei parlamentari contro il “No” che si va ad attestare verso il 30%. Esulta il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio (M5S) pur riconoscendo che è una «vittoria del popolo», degli italiani che chiedono un «cambiamento», al di là delle appartenenze politiche e di partito.

«Da 20 anni non si raggiungeva un risultato simile – dice di Maio –  l’Italia ha sempre bocciato ogni proposta negli ultimi 20 anni che  passasse dal referendum costituzionale. Oggi siamo di fronte a cittadini italiani che in maggioranza hanno detto sì alla nostra proposta al taglio del numero dei parlamentari. È un segnale di avvicinamento tra i cittadini e la politica. La proposta degli uni e dell’altra hanno coinciso. Il risultato, soprattutto negli ultimi giorni, non era per niente scontato.  La maggioranza degli italiani ha votato sì al taglio dei parlamentari. È una vittoria del popolo, di tutto il paese, dei cittadini che vogliono cambiare e che non hanno mai smesso di crederci, al di là dei colori politici e delle appartenenze partitiche. È una riforma che aspettavamo da 30 anni, un  punto cardine per i Cinque Stelle – prosegue Di Maio –  Sono molto soddisfatto. Da oggi il numero dei parlamentari in Italia torna in linea con quello di tutte le grandi democrazie occidentali.  Il nostro paese guadagna in credibilità internazionale in uno dei momenti più difficili  della sua storia, dopo essere stato colpito da una pandemia. Oggi abbiamo più fiducia in noi stessi e nella nostra nazione.  In queste ultime settimane, il livello  di disinformazione ha toccato picchi preoccupanti. Diverse forze, non meglio identificate, dai valori opposti, si sono riunite sotto il vessillo del no con il solo scopo di colpire il governo e anche il sottoscritto. Per questo, oltre un mese fa,  ho sentito il dovere di scendere in piazza e raccontare le ragioni del sì.  Qualcuno sperava nella vittoria del no, visto come una mia sconfitta. È stata costruita una narrazione secondo cui il referendum era una consultazione su di me e sui Cinque Stelle. Un referendum in cui ha prevalso il sì, con una percentuale ragguardevole di affluenza e quasi il 70% del popolo italiano che ha scelto di votare sì per voltare pagina e accompagnare l’Italia in una nuova fase. Il nostro dovere, il mio come ministro e deputato, sarà fin da ora quello di lavorare per convincere chi ha votato no che quella intrapresa è la direzione giusta.  Il nostro compito è ora quello di andare avanti e cogliere le opportunità che si apriranno. E una di queste non può non essere la normalizzazione degli stipendi dei parlamentari,  una delle bandiere del no, che aveva sosteneva la necessità di agire su questo, piuttosto che sul taglio del numero. Visto che c’è questa convergenza, rivolgo un invito al fronte del no:  uniamoci e riduciamo gli stipendi. Spetta alla politica, ora, dare un altro segnale forte di crescita e di maturità. Questa proposta di referendum costituzionale sia il punto di inizio non di arrivo. Che si apra da oggi una grande stagione riformatrice nell’ambito di un dibattito sano e democratico che chiami in causa le forze di maggioranza e opposizione e ribadisca la centralità del parlamento, mai messo in discussione in questa campagna referendaria, anzi valorizzato dal fronte del sì.  Si aprirà un percorso di rinnovamento e rinascita che deve vederci tutti uniti. In questa cornice – conclude Di Maio – il prossimo step dovrà essere una nuova legge elettorale proporzionale che restituisca la governabilità al Paese».

 

Redazione Viterbo Direttore responsabile Quinta Epoca. Economista, giornalista e scrittrice.