Baraonda in consiglio comunale, sedute fuori controllo, Evangelista: “Non se ne può più”. Arena ironizza con un fucile.
Viterbo – Non importa quale emendamento si discuta: la musica è sempre la stessa. Una baraonda. Una cagnara. La sala del consiglio comunale sembra sempre più una bettola. Chiunque grida, insulta, parla fuori microfono, entra, esce. Manca solo il lancio delle freccette e l’immagine di una classe indisciplinata è servita. Peccato che nessuno abbia 15 anni. Una battuta ovviamente. Da stamattina, a Palazzo dei Priori, più che a un dibattito si ha l’impressione di assistere a una rissa. Verbale, ovviamente. Ma lo spettacolo è sconfortante. Passano in secondo piano non solo i temi della città, ma pure gli emendamenti. Si discute e basta. Del nulla. Ci si accapiglia, verbalmente, sulla virgola, sul punto, sull’articolo, sul parere, sul numero di pagina, su una fotocopia. Qualcuno inizia a perdere la pazienza. Si alza in piedi Paolo Muroni (Forza Italia): “Non è più è possibile questo comportamento – sbotta – il consigliere Barelli (Viva Viterbo) da stamattina parla fuori microfono. Sono costretto a chiederle – dice rivolto al Presidente del consiglio – di farlo uscire dall’aula, quando qualcuno parla. Perché così non si può più lavorare. La invito a uscire dall’aula – dice rivolto a Barelli -. Non tollero più questo comportamento”. Terminato l’intervento di Muroni, chiede la parola Luisa Ciambella (Pd). Quando il presidente del consiglio, Stefano Evangelista, si rende conto che non è per la dichiarazione di voto, bensì per replicare a Muroni, tenta di riportarla sull’argomento. La replica di Ciambella è plateale: “Chiami i vigili e mi faccia portare via”. Lì vicino ci sono due agenti di polizia municipale che vigilano sulla seduta. Alla dichiarazione di Ciambella, i loro volti sembrano attraversati da un guizzo che li pietrifica. Ma è solo un attimo. Ciambella accende il microfono e dice quello che vuole dire: “Si sono alzati i toni nei confronti del consigliere Giacomo Barelli – dice rivolta ad Evangelista – sicuramente riesce ad essere molto rumoroso. Nessuno lo nega. Ma non è il solo in questa aula. E, soprattutto, i lavori di questo consiglio sono stati condotti in una maniera indegna. C’è un fruscio sotto, che impedisce di parlare a chi cerca di raccontare qualcosa, ma resta abbandonato a se stesso. Noi ci stiamo impegnando a fare il nostro, cerchiamo di parlare e di proporre, dall’altra parte c’è un muro che non permette la discussione, che non costringe nessuno a pensare. La stessa rigidità con cui ha richiamato il collega Barelli – dice sempre al presidente del consiglio Stefano Evangelista – mi sarei aspettata che la assumesse anche nei confronti del consigliere Bianchini, lei non lo ha redarguito quando ha parlato a livello personale. Ha chiesto semplicemente se il consigliere Bianchini aveva da fare un’altra replica. Per favore ritroviamo il senno, ma non permetto a nessuno di fare la morale“. La chiusura del pittoresco siparietto, ma è uno dei tanti da quando è iniziata la discussione sul bilancio, resta a Barelli: “Non sono per niente intimorito – dice – e non sarò mai reticente nel denunciare ciò che accade in questa aula. Non ho alcuna paura se non quella di andare fuori le regole. Rispetto le prerogative del consigliere comunale. Respingo al mittente, quindi, eventuali, presunte, immaginate, diciamo così, minacce e cose. Ripeto non sono né impaurito, né reticente nel dire quello che devono sapere i cittadini viterbesi”. Intanto spunta su Facebook la foto del sindaco Giovanni Arena con un fucile in mano e la scritta, ironica: “Mi sto attrezzando per il consiglio comunale dedicato al bilancio“. Una battuta con cui, magari, avrà pensato di rimettere tutti in riga.