Viterbo, 24 maggio 2020 – Torna il mercato del sabato con nuova fisionomia e nuovi argomenti tutti dettati dal Covid19 e le sue conseguenze sociali ed economiche. A tenere banco ieri nelle chiacchiere tra ambulanti e clienti non è stata più la zona di ubicazione degli stand, spostati tra mille polemiche dal parcheggio del Sacrario a quello del Carmine. L’arrivo della pandemia ha messo sul tavolo altre problematiche, anche se quella della sede del mercato resta comunque attuale. Diversi ambulanti confidano su un’eventuale destinazione a Valle Faul vista come una buona alternativa al fatto che il Comune non farà retromarcia sul parcheggio del Sacrario. Oggi, però, alla tematica dell’area di svolgimento del mercato si aggiungono altre e più inquietanti questioni che minano la stessa sopravvivenza dell’economia, e dunque degli stessi ambulanti che rischiano di chiudere per la grave crisi determinata dal coronavirus. Le stesse condizioni di vendita sono mutate in maniera meno favorevole alla propensione all’acquisto. A partire dal divieto a far provare i capi di abbigliamento, a non far entrare nella propria area di vendita un numero di persone superiore a quello stabilito. Poi ci sono i potenziali clienti che devono presentarsi con mascherina e guanti.
Il disagio dell’ubicazione in città delle bancarelle, di fronte a tutto ciò, inizia a retrocedere sullo sfondo. Mercato che ha subìto degli accorgimenti anti covid19: «Si entra da qui – dice Enrica della Protezione Civile Faul – e si esce dall’altra parte», indicando la fine dell’area. All’ingresso campeggia un cartello che richiama la necessità di mantenere un metro di distanziamento sociale e l’uso della mascherina. Poco più sopra c’è una bottiglia di igienizzante, al cui uso vengono invitati quelli che arrivano senza guanti. «I cittadini stamattina sono rimasti un po’ stupiti – dice Enrica -, non si aspettavano questa cosa. Ma sono stati abbastanza educati e comprensivi. Qualcuno ha protestato per l’obbligo di entrare da un lato e uscire dall’altro». Al mercato la gente gira, ma la situazione è surreale: tutti con guanti e mascherine. Più difficile mantenere le distanze di un metro, in alcuni punti si creano inevitabilmente degli imbuti. Al banco di Massimiliano una fila di donne guardano con grande interesse la merce, ma il titolare non è molto soddisfatto: «Alcune disposizioni sono ridicole – dice – non capisco perché posso far entrare su un’area di oltre 40 metri quadrati all’aperto solo otto, nove persone, quando su un pullman chiuso possono starci in sedici. Così come in un supermercato dove entrano più persone. Non comprendo, poi – dice indicando uno spazio vuoto dietro il banco – perché non posso mettere una brandina qui e far venire qualcuno a vedere la merce. Veramente sono cose che non si comprendono». Soprattutto quando uno ha famiglia da mantenere ed è stato senza lavorare per tre mesi, contando solo su 600 euro di bonus dal governo. In proposito afferma deciso e irritato: «È uno schifo come hanno gestito questa pandemia. Io ho una famiglia, sono a casa da tre mesi. Solo io lavoro, mia moglie è casalinga e i miei tre figli vanno ancora a scuola. Dal 7 marzo che abbiamo chiuso. Oggi è 23 maggio. Ci rendiamo conto?
Come dovremmo campare io e la mia famiglia? A mozzichi e bocconi. Con 600 euro che mangiamo? Pane e sputo? Facile fare i conti: 600 euro in un mese sono 20 euro al giorno, in un famiglia di cinque persone, sono 4 euro ciascuno per pranzare, cenare e fare colazione. Solo che compri un litro di latte e un barattolo di Nutella, già hai finito. Se ti avvicini a un pezzo di carne, poi, non ne parliamo. Lasciamo perdere», dice sconsolato. Accanto a lui una signora che sta guardando la merce gli fa eco: «Ha ragione – dice – devono aiutare non promettere soldi che poi non si vedono. Anche mia figlia non ha preso niente, solo i 600 euro». Nella conversazione si inserisce un’altra signora: «Oggi i pensionati e gli statali sono ricchi anche se prendono 200 euro al mese. Il 70% per cento degli italiani stanno in ginocchio. Dove stanno tutti i soldi che dicono. Qui non ha preso niente nessuno. Se vai in banca non ti danno un centesimo nemmeno se muori. È tutto un bluff. Io sono una pensionata, diciamo che sono fortunata, sono sola. Ma ho figli e nipoti che lavorano. Uno di loro ha un piccolo negozio di abbigliamento: lo hanno messo in ginocchio. Deve pagare l’affitto e tutte le altre spese. Al governo bisognerebbe cantare: ‘parole, parole, parole’.
Quando sarà finita tutta questa pandemia – prosegue la signora – vedremo dove saranno finiti tutti questi soldi che promettono, perché qui non si sono ancora visti. Tra l’altro – rincara la dose – si vocifera di un prelievo forzoso sui conti di noi italiani. Chi ha fatto sacrifici come me, dalla sera alla mattina, non trova più i suoi soldi. Ma questo non è un furto? Ma se io adesso qui – indica il bancone – prendo un euro mi mettono in galera. Questi – dice riferita ai rappresentanti del governo – fanno la legge alla sera alle nove, vai in banca alla mattina è non ci trovi più i tuoi soldi. Ma non è un furto legalizzato?». E sul presidente del consiglio, Giuseppe Conte: «Carino! Quando si è insediato con Salvini aveva detto non sono un politico, non entrerò in politica, non farò mai politica. Salvini lo hanno mandato via, o se n’è andato, non lo so, non mi interessa, ma lui si è messo sulla poltrona, con il cappero che se ne va via, ci ha messo la colla». Un altro ambulante la prende con più filosofia, quando gli si chiede cosa pensi della gestione dell’emergenza alza gli occhi al cielo: «Quando è scoppiata la pandemia hanno chiuso gradualmente, va bene. Ora ci sono queste restrizioni che purtroppo sono necessarie. Certo la gente non è contenta: guanti, mascherine, andiamo incontro all’estate. Però bisogna farlo». Sul versante economia: «C’è un po’ di amarezza per la cassa integrazione. Ho preso le 600 euro. Se avessero tolto delle tasse, poteva andare anche bene. Invece abbiamo dovuto pagare tutto». Il giudizio finale sulla risposta del governo all’emergenza economica è dunque: «Non tanto soddisfacente».
Più avanti un altro ambulante sta a braccia conserte dietro il suo banco: «Oggi non sta andando bene – dice, motivando la sua considerazione con l’inadeguatezza della zona e l’arrivo del virus. – Il governo per la nostra categoria non ha fatto niente. Io sono pensionato – spiega – ma per l’attività che ancora svolgo pago tutto allo Stato. Eppure i 600 euro non me li hanno dati. Mi hanno detto che non ho diritto a prendere nulla». Sul futuro: «Mi auguro il contrario, ma non la vedo bene». Più avanti una donna sorride dietro un banco di abbigliamento: «Non siamo per niente tutelati, le cose stanno andando malissimo. Sono state chiusa tre mesi, ho dovuto pagare ugualmente le spese e solo 15 giorni fa ho preso 60 euro, ma cosa ci faccio? Non sono più i tempi di prima: gli ambulanti oggi vivono con la giornata, non si riesce a risparmiare. Sono più le tasse che paghiamo che tutto il resto. Mi auguro che le persone riprendano a uscire e a comprare. Ma c’è gente che non prende lo stipendio da una vita, ma può venire qui a comprare una maglietta? Hanno solo per campare».
Sugli aiuti del governo la signora non ha dubbi: «Non ho nessuna fiducia». Un altro ambulante se ne sta tranquillo dietro al suo banco: «Ho preso 600 euro. Mi va bene così. Non c’è da aspettarsi più di tanto dal governo. Così come dalle banche. I soldi non te li regala nessuno». Riguardo agli annunci da parte del governo dell’arrivo di aiuti economici, afferma sereno: «Bevo tutto, tanto dicono e fanno quello che gli pare». Sulla credibilità della classe politica afferma: «Ce l’hanno un po’ i Cinque Stelle, ma una volta si mettono con la destra, una con la sinistra. Mah, non si capiscono».